Bajardo mon amour…

Maria Gabriella Pezzarossi

“ Mi piacciono le storie, non gli esercizi, le relazioni o i resoconti . . . mi piacciono le storie”. . . Le storie sono coinvolgenti, ci trascinano nella vita degli altri che somiglia in qualche modo alla nostra. Ed è proprio una storia quella che voglio raccontarvi. Un villaggio tipicamente rurale che presenta molti aspetti ambientali e architettonici caratteristici dei borghi liguri: pietra, vicoli stretti con case alte collegate tra loro da archi di controspinta. Un paese della provincia di Imperia, a 10 Km da Sanremo, a circa m. 1000 sul mare, posizionato su uno dei crinali della Alpi Marittime. Gente forte di carattere frettoloso e misurato, di poche parole, asciutti come questa terra. Una popolazione che ha costruito negli anni i terrazzamenti per la coltivazione degli ulivi e dei cereali, ora accoglie molti turisti che possono godere di un clima perfetto tra mare e montagna, di un’aria profumata di bosco e di un cielo pieno di stelle. Un borgo che, superato il rischio dello spopolamento, è ora divenuto un riferimento di benessere, di riposo e di cultura grazie ai tanti “appassionati della rinascita”, innamorati di Bajardo che sono tornati al luogo d’origine o l’hanno scelto come “terra promessa”.

Dunque un luogo privilegiato entro il cui perimetro gli appassionati organizzano eventi, incontri di qualità e valore con artisti, scrittori e musicisti creando una sinergia che unisce passione e tensione ideale. Il mio pensiero corre indietro alla storia, agli ideali umanistici di Tommaso Moro nella sua “Utopia”. . . non è questa una micro-città ideale di origine rinascimentale dove governano merito, saggezza e arte?

E ora lasciamoci guidare da Mauro Laura amante della storia e del cinema, uno dei più illustri appassionati, perfetto organizzatore che alla domanda “perché Bajardo” mi racconta del suo ritorno alle origini, di suo padre, dei panorami che incantano e della vita a passo d’uomo. – Negli anni ci siamo sempre più innamorati e da quando siamo andati in pensione, mia moglie Daniela e io abbiamo pensato di mettere a disposizione del paese le nostre competenze, le relazioni sociali, i contatti che per tutta la vita abbiamo maturato.- – Una scelta che ha cambiato la vita nella direzione migliore – commento io, mentre il suo racconto si allarga agli anni difficili per l’abbandono del borgo. – Anche Bajardo ha sofferto per lo spopolamento negli anni ’80 e ’90? – gli chiedo – Ora invece vedo una grande rinascita. – – Sì, a seguito del cambiamento del turismo: vacanze brevi, voli a basso costo, Bajardo non era più il luogo della villeggiatura di un mese, un mese e mezzo, bisognava cercare una nuova attrazione. – Mi pare ci siate riusciti – aggiungo. – Abbastanza, vediamo anche un certo ritorno: molti che si spostano qui con la voglia di una vita diversa e anche un buon numero di stranieri che si integrano facilmente e collaborano in molte direzioni. Mi piace citare le parole della mia vicina di casa australiana.- — Io adoro Baiardo perché tutti conoscono il mio nome e io conosco il nome di tutti – Parole che spiegano bene la facilità di rapporti in un piccolo centro come questo. E ora parliamo di cinema

     Ah! Il cinema è una mia grande passione, mia figlia è cresciuta a “pane e cinema” - mi dice -
     Proposte leggere ma non stupide, adatte al pubblico locale che certamente non vuole film 
     troppo impegnativi. - La visita alla sala del cineforum mi stupisce perché grande e ben 
     organizzata, una delle nuove stanze ristrutturate del Castello, nella quale si tengono anche 
     conferenze.

Mauro Laura

Mauro mi invita a visitare la mostra “Uno sguardo su Bajardo”, Gianfranco e Bianca Maria mi accompagnano. L’idea è nata dalle cartoline di Bajardo provenienti dalla raccolta di Bianca Maria. Il fotografo Pecoraro di Sanremo ha realizzato i pannelli. Appare chiarissima la storia di Bajardo dal 1870, data della cartolina più antica, fino a oggi. Un’atmosfera particolare attraversa la grande sala espositiva, un’aria in parte gioiosa e in parte nostalgica di fronte alla vita com’era. I ricordi, gli affetti e le nostalgie si confondono con una certa reverenza per il passato che sempre commuove. Procediamo con sguardo attento: subito il terremoto, era il 23 febbraio 1887, poi la grande nevicata del 1929, il campanile della chiesa ancora senza orologio, i turisti inglesi che venivano all’albergo Miramonti per vacanza o per cura delle malattie polmonari, le belle ville in pietra dei sanremesi ricchi che venivano a villeggiare, gli abiti eleganti delle signore con cappelli vistosi di fianco alle contadine con abiti umili, i baccanali per chi si sposava per la seconda volta e organizzava feste in piazza e pagava da bere a tutti, chi suonava, chi cantava . . . questa era la mamma di . . . questo era il nonno di . . . Il passato ha il colore ravvivato della memoria e il sapore agrodolce della consapevolezza. In fondo al percorso incontriamo le poesie di Livio Tamagno che scrive in bajocco anche se ora vive a Parigi e al centro i bellissimi disegni di Mario Zunino.

Ora mi lascio condurre da un altro “appassionato” Arrigo Speziali persona eclettica e creativa che mi porta nel punto più alto del paese.

Arrigo Speziali
    - Un panorama così è difficile trovarlo in Italia, siamo su una piccola terrazza di fianco alla
      chiesa terremotata e stiamo guardando verso ovest, dove tramonta il sole. Alla nostra 
      sinistra scorgiamo il mare e su questa traiettoria si vede il villaggio di Perinaldo. Davanti a 
      noi il crinale che segna il confine Italia Francia, sulla destra le punte del parco del 
      Mercantour e le alpi Marittime con vette che superano i 3.000 m, all’estrema destra i monti
      Toraggio e Chiesa Vecchia che si elevano sopra i tetti delle antiche case. Uno sguardo 
      incontaminato. Dai 300 metri sul livello del mare fino ai 1600 del monte Ceppo e dalla 
      macchia mediterranea, agli uliveti, ai boschi di castagni, alle pinete. -  

Arrigo si dirige dentro la chiesa vecchia, mi racconta del terremoto, una vera decimazione della popolazione che decise di ricostruire il paese più in basso. Con una certa commozione mi illustra la vita dura dei contadini che ogni giorno scendevano nelle valli, nei loro terrazzamenti per coltivare un terreno arido, sassoso, impietoso. Per costruire le case si procuravano le pietre dalle cave, ne portavano due nelle bisacce del mulo o dell’asino e 1 sulla spalla. Una vita faticosa e spietata che ha visto padri e nonni strappare, con duro lavoro, ogni metro quadrato di terra coltivabile a un terreno ingrato. Si dice che il carattere delle persone rifletta il luogo in cui si è nati e cresciuti. Questo posto ne è la conferma. Non potrò più sorprendermi dei modi riservati e chiusi di queste popolazioni. Arrigo interrompe i miei pensieri:

      - In me c’è un grande amore per questo paese, una passione nata da una folgorazione 
        mentre 40 anni fa salivo da Apricale, sembrava un posto magico, non costruito dall’uomo. 
        Negli ultimi 25 anni ho passato molto tempo a recuperare case, tutto questo è stato 
        possibile grazie agli interventi della sindaca Gabriella Rosafio che 30 anni fa realizzò la 
        rete fognaria, portò acqua ed elettricità nella parte medioevale di Bajardo. Una vera 
        impresa che ha cambiato radicalmente la situazione del paese.

Nelle SALE DEL CASTELLO

Sale recuperate negli ultimi 30 anni e trovano ora una sistemazione più funzionale. Il Comune il 31 di luglio ha inaugurato due mostre una curata da un erborista della zona Marco Damele che ha raccolto negli anni con grande competenza piante di ogni genere, un vero erbario conservato con precisione certosina. La seconda è la mostra “STRACCI BAJOCCHI”, un bellissimo lavoro di Arrigo che ha rielaborato con arte gli stracci trovati nelle cantine.

     - Negli stracci ci sono le persone con le loro storie, la consunzione di questi pezzi di stoffa 
       rappresentano la storia del tempo passato, il duro lavoro, la grande povertà, la civiltà 
       contadina. Fin da bambini si doveva lavorare e si lavorava dall’alba al tramonto fino alla 
       fine della vita. -
       - Intanto che ti riposi fai questo lavoro. – diceva il nonno di Arrigo a lui bambino. 
       Abbiamo testimonianze locali di persone ultra novantenni che raccontano del passato:
     - Non soffrivamo la fame, avevamo i cereali, le castagne, i conigli, le galline e una grande 
       fatica sulle spalle. Qualche volta andavamo a San Romolo a piedi circa un’ora e mezza, con 
       la funivia scendevamo a Sanremo, facevamo la spesa e poi ritornavamo su. Tutto questo 
       era normale. Era così. –

La parte alta della sala è usata per eventi e anche dall’amico artista Roger Holton che, dopo aver vissuto in Australia, in Inghilterra, negli Stati Uniti ha scelto Bajardo e si è inserito perfettamente nella comunità. Qui trova la pace, il silenzio, gli spazi per la creatività. Dipinge qui, ma espone soprattutto a Londra.

Freddy Colt scrittore, musicista e musicologo un altro “appassionato della rinascita” molto conosciuto negli ambienti culturali sanremesi.

Freddy Colt

– Ho scritto molti saggi sulla musica di Sanremo e dintorni, epoche e generi diversi, sulla storia medioevale, sull’araldica, la cavalleria. Anche traduzioni dal francese medioevale e dall’inglese, varie direzioni. – Alla domanda “perché Bajardo” mi racconta . . . – La rinascita di Bajardo è degli ultimi anni, anche l’amministrazione comunale ha voluto puntare sulla cultura. Altri paesi dell’entroterra propongono sagre popolari, gastronomia, prodotti tipici, sarebbe stato ripetitivo, invece noi, cultura. Una direzione che fa un po’ paura, e invece c’è seguito e soprattutto in estate l’offerta è ampia: il cinema, il teatro, la musica un po’ ricercata, non l’orchestrina da ballo. “Vieni a Bajardo perché ne vale la pena!” questo è il mio invito. Un paese che conquista e di conseguenza si rimane legati a questo borgo e ci s’ impegna. La natura è il punto di partenza e poi da lì creiamo occasioni. Tanti appuntamenti legati alla cultura che siano letture, incontri, spettacoli . . . chi viene se ne va via arricchito. – Scorro il programma suddiviso in due settori:

“conferenze” e “conferenze–concerto” un lavoro notevole. Uno sguando alla locandina che merita ben più attenzione. Un filone di fiabe da Rubino a Tolkien, a George MacDonaid autore scozzese di epoca vittoriana sepolto a Bordighera, alle fiabe di Calvino e gli interventi musicali di Macalevi, sulle musiche popolari liguri, il mandolino di Freddy Colt, la chitarra di Davide Frassoni, il gruppo Maestrale con musiche di area provenzale, un finale con la vita tormentata di Edith Piaf.


     - Possiamo definirla una sorta di università estiva – aggiunge Freddy - un modo per seguire 
       lezioni come approfondimenti. Il pubblico è motivato e segue, le persone sono interessate. 
       Anche l’ambiente fa la sua parte, la chiesa diroccata diventa un palcoscenico che invita ad 
       ascoltare e a pensare. –

Freddy Colt presenterà “Il principe di Castelbajardo” un romanzo ambientato tra Sanremo e Bajardo, basato su una storia vera con contorni di fantasia. La storia di un ragazzo figlio illegittimo di un nobile che vive tutta la vita senza gli onori di nobiltà che gli spetterebbero. Il libro, uscito a dicembre, ora alla prima ristampa, arriva a Bajardo, sarà Mauro Laura a presentarlo.

Paola Bergamini appassionata della lavanda mi racconta la sua storia.

Paola Bergamini
      - Sono a Bajardo perchè mi piace la natura, mi piacciono questi boschi, prima ero ad 
        Apricale e prima ancora a Imperia. Sono qui per scelta e qui ho cominciato la coltivazione 
        della lavanda. In passato negli anni 60 era diffusa in questa zona; so che per la raccolta si 
        riunivano tutte le donne del borgo. Con l’avvento delle profumazioni questa specie selvatica 
        è andata sparendo, io ho voluto continuare questa tradizione. Mi sono documentata, ho 
        ripreso a coltivarla, oggi ho quasi 1000 piante.
      - Comincia a essere una vera coltivazione – commento io.
      - Sì, un bell’impegno. Raccogliamo a mano con il falcetto e distilliamo. Ho fatto un progetto 
        con i Carli di Imperia che usano la mia essenza per la loro linea cosmetica Mediterranea. -
      - Complimenti! Farete un’esposizione dei vostri prodotti? - chiedo a Paola.
      - Da 15 anni organizzo io l’esposizione lungo il paese con erbe aromatiche e di montagna,
        quest’anno ci sarà un settore nuovo, dedicato al profumo di carta, ai libri, agli scrittori, alle 
        case editrici, ma anche a chi lavora la carta e la restaura . E’ un inizio, ma pensiamo di 
        riproporre l’iniziativa in collaborazione con la biblioteca di Baiardo che è stata appena 
        rinnovata. Diventerà un appuntamento mensile. Faremo anche laboratori, incontri con 
        scrittori, e passeggiate letterarie con una guida naturalistica. 
      - Un bellissimo progetto e. . . “l’odore di carta” è molto particolare. -
      - Il progetto più ambizioso deve ancora nascere: una libreria-biblioteca in mezzo agli alberi . 
        Ho una casetta nel bosco per andare a Monte Ceppo, quella sarà dedicata ai libri sulle 
        piante e sulla natura. -
      - Ma lascerà la lavanda per la libreria nel bosco? – Le chiedo, un po’ preoccupata.
      - No, no continuerò con la distillazione di oli essenziali e con la lavanda. La nostra lavanda 
        officinalis è molto diversa da quella francese coltivata in Provenza, la nostra è più pregiata 
        soprattutto per la cosmetica e per i profumi -
        Mi aggiro per il negozio curiosando tra scatole, bottigliette, libri e sacchettini profumati. 
        Paola mi offre una tisana di lavanda, rosmarino, verbena e tiglio. 
        Ha un profumo di aria mattutina, di cielo, di bosco e di sogno.

Con una tazza profumatissima di tisana mi siedo sul divano nella sala del Castello. Il mio giro è terminato. Ho scoperto una Bajardo nascosta, che inventa, progetta e si dedica assiduamente alla rinascita. Un borgo di richiamo non solo per le visite della domenica, ma un modello di vita, un paese nuovo, capace di accogliere famiglie giovani, che da qui possono lavorare ed essere in contatto con tutto il mondo. Un bellissimo progetto che questi “appassionati della rinascita” stanno realizzando.